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ANTOLOGIA CRITICA DI GIACOMO BERGOMI

LA SORPRESA DI OSTUNI

Il padano conquista il valtrunplino. Bergomi, da poco più di una settimana a Villa Glisenti, con cinquanta opere del ciclo "Lombardo-Andino" e "Marchigiano-Ostuniano", affascina con la sua pittura sostanziosa, per niente affettata, tesa alla materia prima, poco incline alla trasformazione in orpelli e ghirigori. E in questa concretezza, lui padano della Bassa orceana, incontra il codice genetico della gente dell'alto Mella, il senso della fatica, l'estetica di un lavoro giusto, l'etica di un cielo equo con l'equità degli uomini.
Centinaia di valtrumplini, così, si sono specchiati in quei quadri, ne hanno parlato ai vicini e agli amici ed oggi la mostra conta, grazie a questo tam tam di consensi, qualche migliaio di visitatori. Non si stacca il biglietto a Villa Glisenti per cui la conta diventa difficile. Ma se sommi un afflusso ininterrotto di una domenica e un buon arrivo ogni giorno, da ogni parte della valle, con folte presenze cittadine e degli aficionados della pianura, puoi dire, con sicura tranquillità, che Bergomi ha fatto, ancora una volta, centro. Centro come alla mostra di Lograto a quella di Orzinuovi e di Mantova. Centro, come fa quest'uomo misterioso ogni volta che esce dal suo studio ed ha la luna giusta per esporsi al colloquio con la sua pittura.
Bergomi piace al sofisticato e al semplice, possiede il nocciolo di ogni cromatismo, il "dunque" del giallo e dell'azzurro per ogni vena culturale, interpretabile da ogni visuale sociale.
Ammirati, perciò, gli andini, contadini e paesaggi, la lombardità dei portali delle tegole e dei fieni e la regolabile luminosità manzoniana di nostro cielo.
Ma, a Villa Glisenti, Giacomo Bergomi, in quella stanza che dà sul monte, propone qualcosa di nuovo, uno sfondamento al sud, un dialogo fitto con la classicità della cultura mediterranea. Il ciclo di Ostuni incanta di cieli al cobalto e muri illimpiditi da un bianco sovrumano. L'uomo non compare perchè in giro si sente troppa religiosità. Si teme, quasi, un'apparizione, qualcosa che esca dal regno dei morti, risalga dal fondo del mare o si confonda con il pulviscolo delle sere riacquetate dagli scirocchi.
Bergomi venne a Ostuni, per la prima volta, a comporre il sudario del fratello, morto improvvisamente laggiù. E cercò unguenti alle ferite di una morte precoce, fra le rare sfumature di quel bianco-azzurro quasi prepotente. Gli pareva che l'accidente fosse arrivato da lì, che Giove fosse in combutta ancora con gli dei delle contese e gli avesse tirato un tiro malvagio. Un tiro scelto a caso, alla roulette degli inferni e fosse saltato fuori la combinazione del trisillabo Ber-go-mi.
Ma l'arte, si sa, è cara e temuta dagli dei. E il pittore bresciano si mette a pregare con i suoi colori per lenire il dolore e capire il luogo dell'agguato. Ne esce una nuova proposta culturale, di forte espressività, che rallenta il passo del visitatore,
Il maestro Bergomi è nei dintorni e, richiesto, spiega il "dove" e il "perchè" dice del fratello e della estrema suggestione di quella terra, ma sull'impasto riuscitissimo dei due colori egei, il bianco e il blu, non aggiunge nulla e si meraviglia della meraviglia degli altri. «E' la mia pittura, da sempre. Sono contento che vi piaccia». Sostiene Bergomi in questa mostra, che è possibile vedere fino a Domenica tutta compresa, che Ostuni non è altro che una variante del suo percorso pittorico, ben voluta da lui come le altre. Figli di primo letto, perciò, i muri di Ostuni come le porte dei cascinali lombardi, le colline magre marchigiane quanto le angurie superbe di rosso nei mercati avari dell'Ecuador. Bergomi non fa differenze, tra i suoi quadri, e quasi invita ad amarli con eguale pazienza.
Perchè una terra non è benedetta e un'altra maledetta, un uomo non è vinto e l'altro vincitore. E il cielo insiste, amorevolmente, su ogni cosa. Alla pari.

TONINO ZANA
Da La sorpresa di Ostuni, "Giornale di Brescia", 13 settembre 1994.

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  Catalogazione delle opere di Giacomo Bergomi  
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  A Montichiari una mostra permanente, un documentario e un concerto dedicati a Giacomo Bergomi  
  Montichiari: la mostra e il documentario  

  Opere di dubbia autenticita' sul mercato bresciano  
  Il Gruppo Bergomi ha attivato procedure per il censimento dei dipinti e per contrastare la diffusione dei falsi e per promuovere lo studio della produzione del pittore.  

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