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ANTOLOGIA CRITICA DI GIACOMO BERGOMI

L'UMILTÀ DI UN MESTIERE INSIGNE

Fino al momento in cui, un caro amico mi ha chiesto di occuparmene, conoscevo GIACOMO BERGOMI in modo del tutto parziale.
Sapevo di una sua personale a Parigi, che aveva riscosso successo, ma poco di più.
Mi ricordavo d'istinto, del suo colorismo energico e combattivo, congiunto a figure ed impianti scenici, dalla forte capacità di narrazione.
Ma il mio settore di studio (tardo Rinascimento e primo Barocco) era un altro, per cui non potevo essere preparata oltre tale conoscenza, intromettendomi nello specifico della sua arte.
Invece, nel momento in cui l'amico mi ha inviato il bel catalogo monografico, stampato nel 1983 dalle "Edizioni del Moretto" di Brescia, con l'introduzione di Luca Goldoni e la presentazione di Giannetto Valzelli, un inedito palcoscenico di quella pittura che io amo, ha schiuso i propri sipari, distendendosi plateale alla mia ricezione.
"L'UMILTÀ DI UN MESTIERE INSIGNE: ho titolato cos√¨ questo mio breve sunto critico, perché ritengo che a Giacomo Bergomi, tale asciuttezza di termini sarebbe piaciuta molto.
È vero: io lo trovo "umile", fra certe vanità inutili di questo mondo dell'effimero, ma nel contempo "orgoglioso" ed estremamente altero, nell'affermare le proprie direttive di dottrina morale.
Non l'ho mai conosciuto, eppure mi va di affermare, che in Bergomi esistono le situazioni ed il loro "contrario", in movimento perenne, fino a che lui decide di firmarne il "saldo" con il colore.
Il giudizio finale, (con un'intelligenza collaudata, lo ha concordato sul pennello, assieme ai suoi principi), ogni volta è esatto.
Nel suo lavoro, trovo pigmenti scuri, che intrecciano tinte pastello, per dettagliare i contorni di un caseggiato.
Incontro piedi e mani "fuori standard", alle estremità di corpi esili, cresciuti nella fame.
Sorrisi enigmatici e plateali esibizioni di tristezza o ilarità.
Aggregazioni di umanità e solitudini dalla pesantezza radicata.
Ultima deduzione: in gemellaggio con quanto dice Luca Goldoni, attento selezionatore di ironie e perimetri filosofici, trovo che Bergomi metta "a temprare" le rievocazioni di noi bambini, attizzando la fiamma con la responsabilità che nella crescita, accreditiamo alla nostra condizione di adulti.
Non esiste alternativa: i suoi quadri ti frugano dentro, allo scopo di mettere in riga le priorità. Per lui i vincoli di famiglia, i sacrali diritti della terra, la sopranazionale dignità dell'uomo, il rispetto per la "scatola-mondo" che ci ospita, aggiunti alla castità del cuore, sono "stanze", dentro le quali è necessario soggiornare, se si vuole
ancora avere le fondamenta del sostegno primario. Altrimenti ogni palafitta vacillerà. Se non si crede a ciò, inutile è approfondire la visione di un'opera del Maestro.
Rischieremmo di impantanarci in miglioramenti di sola facciata, deludendo lo "spirito" di Bergomi.
Egli (su ciò non ho dubbi), cavalca ora da moderno "Don Chisciotte", sui percorsi della Mancia.
Nessun mulino od alcun'altra sopraffazione lo spaventano: tutto è nella "norma" che lui sovrintende, se non fosse che la tentazione a "fare orecchie da mercante", è troppo forte per tanti. Lo è in particolare, se suggerita dalla convenienza.
Bergomi invece, non le ascolterebbe mai le "sirene" dell'illusione. Con un colpo di sperone ed un altro (di pennello), sarebbe già dentro
una nuova missione!
Lui, per l'affermazione delle "ragioni", la faccia ed il lavoro (la sua pittura, per intenderci), se li è sempre giocati, evitando di pensarci troppo su!

SILVIE MOREAU BENGUELLE
Parigi, 9 settembre 2007
Da AAVV, Giacomo Bergomi. Il colore dell'incanto, L'umiltà di un mestiere insigne, 63 opere del Maestro nella Collezione Merlini-Maffoni, Rossana e Samuele Editori, Comezzano (Brescia) dicembre 2007.

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  Montichiari: la mostra e il documentario  

  Opere di dubbia autenticita' sul mercato bresciano  
  Il Gruppo Bergomi ha attivato procedure per il censimento dei dipinti e per contrastare la diffusione dei falsi e per promuovere lo studio della produzione del pittore.  

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