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ANTOLOGIA CRITICA DI GIACOMO BERGOMI

BERGOMI, UNA STORIA

La biografia ci racconta che alla fine degli anni Quaranta Giacomo Bergomi si trasferisce a Milano per migliorare il suo talento espressivo, ma forse anche in cerca di occasioni che potessero ampliare il suo orizzonte; ha 26 anni, ha frequentato prima lo studio e poi la scuola di Emilio Pasini. Nel capoluogo lombardo si mantiene facendo il muratore, ma di sera può praticare la pittura in una delle tante "scuole serali", dove venivano coltivate le passioni, le speranze e sovente anche i talenti. Attorno alla metà degli anni Cinquanta riesce a frequentare anche i corsi serali dell'Accademia di Brera; sono gli anni di Carpi, che appariva allora, agli occhi dei giovani allievi, come un "monumento" vivente, tornato vivo da Gusen (tra i pochi). Gli allievi di Brera davano vita in quel periodo a quel singolare movimento giovane, che Valsecchi chiamò, sulle pagine del neonato Giorno, "Realismo esistenziale". Milano era attraversata da importanti percorsi di ricerca, tendenze, gruppi, con una predominante astrattista (Mac, soprattutto), che aveva preso l'abbrivio dalla prima mostra italiana sull'astrattismo, apertasi a Palazzo Reale nel gennaio 1947; essere astratti, o astrattisti, all'inizio del decennio Cinquanta, significava o sembrava l'unico modo di essere moderni.
Bergomi (con tantissimi altri) rimane fedele alla pittura su cui era nato il suo talento. Una piccola tela, datata alla metà degli anni cinquanta (Porta Ticinese, 1955), ci dà il senso della sua pittura in quegli anni: un'atmosfera tonale, costruita sui grigi di una nebbia che sembra quasi impalpabile e tuttavia definisce le cose, le strutture del luogo; tutto ci appare come se le case e le persone fossero sagome sfuggenti, appena accennate; e solo l'umido della strada, quel bagnato che esiste anche se non cade la pioggia, ha uno spessore materico, quasi tattile, carico di emozioni. È una eco della sua Bassa, ma anche abbastanza tacita della cultura chiarista, che dipingeva le cose con la leggerezza di una tattilità soffusa. Pagina di umori che vengono da lontano, da una cultura sempre viva nel cuore del realismo novecentesco.
Il passaggio - sono passati dieci anni - si può leggere nella "Lavandaia", 1964, dei Civici Musei. L'ha donata lo stesso autore, insieme a numerosi altri protagonisti dell'arte di casa nostra, nel 1964, l'anno stesso dell'esecuzione; si voleva aprire una Galleria d'Arte Moderna in città e, come sempre, gli artisti sono stati generosi. Bergomi ha scelto un'opera d'impegno, una figura che ha la forza e il vigore della grande stagione realista, una sorta di potenza, che è ad un tempo un atto d'amore per le sue origini contadine e un atto d'amore per la cultura realista che, dopo l'astrattismo, altre tendenze più dirompenti, venivano mettendo in discussione. Bergomi afferma una scelta, precisa un ambito; e indica un mondo poetico. E su questo suo radicalismo espressivo, costruito di sintesi e di consistenza "cosale", si può individuare una sorta di continuità, anche nel mutar degli stimoli e dei temi, anche nel mutar dei percorsi; può cambiare tutto, ma "le cose" hanno lo stesso bisogno di forza e consistenza, dal "Vicolo Borgondio" dei primi anni Sessanta, alla "Piattaia" dello stesso periodo; è un indiretto percorso, in cui il pittore sa declinare ciò che ama emotivamente con il vigore di una pittura riaffermata, in cui è cresciuto e si è riconosciuto non solo il nostro pittore ma un'ampia stagione della pittura narrativa.

MAURO CORRADINI
Da Bergomi, una storia, in "Bresciaoggi", 18 gennaio 2014.

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  Catalogazione delle opere di Giacomo Bergomi  
  E' in atto la catalogazione delle opere di Giacomo Bergomi  

  A Montichiari una mostra permanente, un documentario e un concerto dedicati a Giacomo Bergomi  
  Montichiari: la mostra e il documentario  

  Opere di dubbia autenticita' sul mercato bresciano  
  Il Gruppo Bergomi ha attivato procedure per il censimento dei dipinti e per contrastare la diffusione dei falsi e per promuovere lo studio della produzione del pittore.  

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