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ANTOLOGIA CRITICA DI GIACOMO BERGOMI

IL CANTORE DELLA VITA CONTADINA

Giacomo Bergomi: e uno per volta escono silenziosi dalla memoria, come dalla porta socchiusa di un cascinale, contadini padani, lavandaie, suonatori e viandanti andini; chi tiene sulla spalla un forcone, chi regge per il manubrio una bicicletta, chi porta sulla schiena un fagotto, una fascina, un bambino che sporge il suo faccino di mela da una coperta a righe gialle e violette. Tutti con il loro peso, la loro fatica, il sorriso incredulo e amaro di essere vivi. Si dispongono sull'aia, sul bordo di un lavatoio, in uno spiano fra i monti dove l'aria più rarefatta raccoglie odori di fumo, di cuoio rancido, latte cagliato, e senza saperlo, solo per essere lì, trasformati in immagine, diventano umanità, e quindi coscienza, significato, magari protesta.
Tutto vero, e per conseguenza Bergomi pittore della ruralità, la schiettezza dei semplici, esseri emarginati dal benessere, dalla vita come piacere o da quella gratuità dell'esistere che sembra diventato il connotato quasi immorale di società svincolate dalla pena del quotidiano. Bergomi pittore sociale, di un realismo immaginoso quanto si vuole ma sempre saldamente attaccato a una terra che trova i propri recinti in un altrove della pittura.
E se invece tutto questo fosse semplicemente un "prima" dell'arte, l'occasione, la sosta dell'occhio, un'introiezione di archetipi (in parte, non lo nego, divenuti congeniali al suo spirito), ma senza scomodare il sociale, senza che ne nasca una questione di contenuti, lasciando a Bergomi la libertà di attaccarsi da solo le etichette che può prediligere volta per volta, anche mutando tipo di sensibilità, magari mettendosi a dipingere serate alla Scala, interni di jet privati, banchetti sui bordi delle più esclusive piscine? Allora dovremmo andare a cercare il suo universale in qualcosa che non sia unicamente l'oggetto, scopriremmo che nel ritratto, nella fatica, nella miseria più dolcemente partecipata c'è sempre un'affettuosa ironia, c'è la sapienza di un distacco interiore (anche quando richiama momenti dì sofferenza conosciuta, provata) che la trasforma in poesia. Bergomi descrive, non provoca, non suggerisce rivoluzioni. Cerca la verità del mondo e la narra come le vede, con la simpatia della partecipazione ma anche con il sorriso segreto di chi sente che il dramma è spesso un atteggiamento mentale nato al di fuori della realtà.
E forse scopriremmo che nel grande libro del mondo Bergomi ha scelto quelle letture perché li si sono diretti i suoi primi sguardi, li ha imparato l'alfabeto dei segni, i connotati dei volti, delle cose, lì ha costruito il suo più spontaneo linguaggio, passando dalla grammatica alla sintassi e divenendone poi tanto sapiente da poterle applicare, senza un attimo di esitazione, a volti, costumi, paesaggi, necessità di luoghi da cui lo separava non l'aia, non l'ombra di un campanile, ma addirittura l'oceano e montagne che tolgono il fiato.
Dunque l'universale di Bergomi forse non va cercato nell'amarezza di quel volto, nel dolore di quel sorriso, nella pazienza di quel gesto, ma nel gesto, nel sorriso, nel volto che sanno esprimere pazienza, dolore, amarezza (così come spensieratezza, soddisfazione, allegria), di tutta l'umanità, rinunciando a ogni applicazione populista o classista ma usando un linguaggio che ha trovato nei volti dei contadini e delle lavandaie la maggiore schiettezza, la sua più immediata comunicazione. Credo che se riusciamo a vederlo così (l'arte del vedere non è meno ardua di quella del mostrare), scomponendo i suoi colori, la singolare spontaneità di tratto dei suoi pastelli, dei suoi inchiostri, dei suoi carboncini, ci accorgeremo che la pittura, i disegni di Bergomi vanno molto al di là dei suoi contenuti, sono incursioni visive, tra un battito di palpebre e un altro, nell'eterno dell'uomo e del suo habitat elementare, colto nel lampo che ne illumina le fondamentali essenzialità.

MASSIMO GRIFFO
Da Centro Convegni Galleria "Meravigli", Bergomi, Il cantore della vita contadina, Milano, Centro Meravigli, 17-30 dicembre 1988. Catalogo.

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  Catalogazione delle opere di Giacomo Bergomi  
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  A Montichiari una mostra permanente, un documentario e un concerto dedicati a Giacomo Bergomi  
  Montichiari: la mostra e il documentario  

  Opere di dubbia autenticita' sul mercato bresciano  
  Il Gruppo Bergomi ha attivato procedure per il censimento dei dipinti e per contrastare la diffusione dei falsi e per promuovere lo studio della produzione del pittore.  

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