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ANTOLOGIA CRITICA DI GIACOMO BERGOMI

Pittore di cascine e campesinos, di donne e cascate, di cortili e porte socchiuse. Soprattutto pittore della memoria, Giacomo Bergomi, di quel mondo contadino in cui nacque (a Barco di Orzinuovi) e crebbe, che lasciò giovane per l'avventura della metropoli, che continuò a cercare viaggiando indietro nel tempo in paesi sempre più lontani (la Puglia, la Grecia, il Sudamerica), pescando nel ricordo, e che immortalò nella sua arte. "Oggi so che andrò spesso in giro per il mondo a ritrovare il mio passato" confessava all'amico Giorgio Sbaraini nel 1964, di ritorno dalla Grecia.
Lontano da qualsiasi tentazione naif e dal naturalismo stanco della tradizione bresciana, Bergomi preferì andare alla radice di una pittura che trovava negli umili e negli ultimi il soggetto prediletto, facendo di straccioni e salariati gli eroi della fatica quotidiana del vivere. Aveva certamente Giacomo Ceruti nella memoria, quando dipingeva i vecchi col loro cesto di poche cose (come i "portaroli" del Pitocchetto), le lavandaie chine sulla fontana, i contadini schiantati dalla giornata di lavoro, stesi a terra avvolti nei loro mantelli come sacchi abbandonati.
È per questo che Bergomi, anche sugli altipiani delle Ande, rimase profondamente bresciano e lombardo, riuscendo a non tradire la propria terra per un sogno esotico, ma anzi cucendo assieme dolore e fatica delle due parti del mondo. Mondo contadino, più vicino all'Albero degli zoccoli di Olmi che al Novecento di Bertolucci, più remissivo che ribelle, perché in fondo profondamente spirituale e malinconico. A dispetto dei cieli turchese, delle aie abbacinate di luce, degli abiti coloratissimi dei suoi personaggi.
Calibratissima nelle composizioni, affidate a volumi saldi e alla luce metafisica, la sua pittura non fa leva sulle emozioni ma trasmette un sentire profondo, oltre il tempo e lo spazio. Pittore vero, figlio del '900 nella modernità di un linguaggio fatto di sintesi della forma e libertà del colore, Bergomi lavorò fino all'ultimo alla ricerca del proprio stile, non per "moda" ma per coerenza. Perché sapeva che l'arte, coltivata con caparbietà e pazienza, era l'unica via per mantenere in vita quel mondo contadino che vedeva scomparire sempre più rapidamente giorno dopo giorno, assieme ai suoi valori. Consegnandolo alla memoria e alla storia.

GIOVANNA CAPRETTI, Giacomo Bergomi, Associazione "Martino Dolci" - Fondazione Dolci, Bagnolo Mella (Bs) 2013.

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  Catalogazione delle opere di Giacomo Bergomi  
  E' in atto la catalogazione delle opere di Giacomo Bergomi  

  A Montichiari una mostra permanente, un documentario e un concerto dedicati a Giacomo Bergomi  
  Montichiari: la mostra e il documentario  

  Opere di dubbia autenticita' sul mercato bresciano  
  Il Gruppo Bergomi ha attivato procedure per il censimento dei dipinti e per contrastare la diffusione dei falsi e per promuovere lo studio della produzione del pittore.  

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