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ANTOLOGIA CRITICA DI GIACOMO BERGOMI

C’è nel cuore di ogni artista una parte più scoperta, più sensibile, quindi più indifesa e più facile a commuoversi e a svelarsi per farsi spiritualmente interprete dell’umana natura nell’essenza del mondo.
Tale è il caso di GIACOMO BERGOMI, che scopre sé stesso a contatto dell’uomo che soffre e lotta per la sua sopravvivenza.
Giacomo Bergomi fa della sua pittura uno studio psicologico dell’uomo colto nella sua più pura autenticità ancestrale. Nelle sue tele non troviamo mai divagazioni di idillica quiete, la sua vigile attenzione è rivolta costantemente all’uomo e alla sua sofferenza. Gustave Mereau esortava i suoi allievi a trascurare la natura perché «essa per l’artista non è che un’occasione per esprimersi. L’Arte è la ricerca ostinata, con i soliti mezzi figurativi, del sentimento interiori». Nulla di fantastico, infatti, troviamo in Bergomi, sono lungi da lui il preziosismo, l’artificiosità, la concettualità, ma solo un puro realismo plasmato dal suo sentimento si dispiega in tutta la sua drammaticità espressiva.
In tutte le tele del Bergomi si nota il medesimo impegno di portare alla luce la sofferenza primitiva dell’uomo: un primitivismo che gli nasce dentro e che a contatto con la realtà che lo squassa, denuda e scarnisce il linguaggio pittorico, s’evolve in un realismo maturo, incisivo, caratterizzato da visi di uomini colti nella loro ieratica compostezza drammatica. Puro e originalissimo il suo dialogo si snoda negli atti consueti degli indios dell’Ecuador con una sincronologia d’effetti ritmici e d’intonazione lirica.
In questa terra egli ritrova accenti primitivi veri, umani che la società odierna non conosce più e come un canto di grazia gli fiorisce dentro e gli fa svelare sulla tela il suo più riposto "io".
Ed egli è come sorpreso, dimentico, estraneo a sé stesso e preso da questa musicalità compone il dramma lirico dell’uomo su queste immense estensioni, ove l’indigeno specchia la sua supina soggettività.
Il suo dialogo è un lungo itinerario stilistico nell’auscultazione del cuore di questa terra per carpirne il segreto e svelarlo al resto del mondo.
Il Bergomi non dipinge per diletto, la sua pittura è un impegno morale per porci dinanzi a una verità scottante: la vita degli indios dell’Ecuador.
Le sue tele sono diari, narrazioni scabre del modus vivendi di questi contadini. E’ l’uomo che parla, che accusa attraverso le tele del Bergomi la società del consumismo, del progresso, che ignora l’altra faccia della medaglia di una umanità rattrappita nella sua antica miseria.
Il dramma umano torna con accenti personalissimi nel pennello di questo valente Maestro bresciano per farsi promotore di un messaggio di umanità e di civiltà.
La sua protesta sociale diviene letteratura nella squisita sensibilità pittorica che sa carpire per folgorazione mistica il racconto quotidiano di questa povera gente, che sotto i suoi occhi denuncia la più terrificante miseria. Affanno, spasimo tristezza prendono l’anima dell’Artista e il suo occhio indaga, scruta i muti volti, lo stupore innocente di due nere iridi, il pianto di un bimbo, il sonno, la veglia degli uomini per trasferire nella tela l’essenza più distillata dell’Ecuador e in questa trasposizione della sua anima nei dolore dell’indios. Il racconto del Bergomi si fa intuizione lirica e il pennello esalta nel canto del raffinato cromatismo il suo accorato grido di preghiera.

GIANNA PAGANI PAOLINO
Da La sofferenza dell’uomo nelle tele di Giacomo Bergomi, in "Il pungolo verde", a. XXVI n. 9, ottobre 1972.

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  A Montichiari una mostra permanente, un documentario e un concerto dedicati a Giacomo Bergomi  
  Montichiari: la mostra e il documentario  

  Opere di dubbia autenticita' sul mercato bresciano  
  Il Gruppo Bergomi ha attivato procedure per il censimento dei dipinti e per contrastare la diffusione dei falsi e per promuovere lo studio della produzione del pittore.  

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