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ANTOLOGIA CRITICA DI GIACOMO BERGOMI

Anno dopo anno, dalla prima volta in cui si presentò al pubblico bresciano, Giacomo Bergomi va scavando tenacemente la sua strada con quella pazienza assidua con cui la sua gente coltiva la terra.
Con serietà e applicazione egli tende a un progressivo scioglimento da certa scrupolosa, ma anche rigida preparazione accademica, un tempo su di lui incombente. Il suo sforzo si svolge tuttora entro un ben preciso e cauto orizzonte figurativo, segnato da suggestioni, le cui radici sono in grandi nomi del nostro '900. Si tratta di nomi che hanno attinto, fuori dagli schemi, un’autenticità, una concretezza terrigena e contadina oppure urbana popolaresca. Un Rosai, ad esempio (o anche certo Carrà talvolta o Sironi); un Rosai rifratto attraverso l’energico prisma d un toscano più giovane, il Farulli. Con inflessioni però e con tonalità più cupe, con linee più taglienti e nordiche, più consone alla natura settentrionale.
Il fatto è che superando i dislivelli, gli stridori, i contradditori sbalzi di stile, oggi Bergomi sembra aver guadagnato una sua coerenza e unità di forma e di stile. C’è uno scatto in avanti nel suo lavoro. Gli echi ancora marcati coincidono tuttavia con atteggiamenti congeniali e spontanei. Sono affinità elettive.
La fedeltà, l’attaccamento a un mondo umile e concreto, a una tematica desunta dalla vita quotidiana, da realtà umane e sofferte, hanno ammorbidito certa rigidezza del giovane pittore di Lograto. Si rivela ora in lui una sensibilità più mossa e modulata per il colore: le masse un tempo inerti e grevi, a strati compatti e talora urtanti, fermentano di accensioni e di passaggi prima ignoti, benché ancora qua e là un po’ costruiti ed esteriori.
La raccolta nasce e si svolge tutta intera intorno a un unico tema centrale; rioni poveri, vicoli, tetti vecchi; oppure periferie, fabbriche grige e desolate. Su questi sfondi qualche personaggio del repertorio populista: lavandaie, una "falena notturna", vecchi al refettorio. In queste immagini sembra balenare qualche lampo fugace dal pittore dei paria e dei miserabili: un altro toscano, un viareggino anzi: Alberto Viani. Ma senza andar lontano si avverte qualche consonanza nostrana con il pittore valligiano: Garosio.
Ciò non toglie nulla all’amore e alla sincerità con cui Bergomi sente e vive i suoi argomenti (vedi per es. quelle figure di vecchi stanchi e avvolti di squallore in Anziani ai refettorio). Questo lievito di partecipazione umana convinta è il pegno sicuro di potenzialità e di sviluppi anche ulteriori.
Tanto che quella ricorrenza di un modulo un po’ uniforme - il paesaggio urbano shematizzato - già tende qua e là a una penetrazione più puntuale, e attraverso l’affinamento del colore espressionistico s’avvia ad una caratterizzazione più viva e concreta. Proprio l’unità, la sostanza di stile e di argomento sonole molle che determinano nel pittore un costante progresso e maturazione.

ELVIRA CASSA SALVI
Da Mostre d’arte. Bergomi, in "Giornale di Brescia", 18 maggio 1962.

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  Catalogazione delle opere di Giacomo Bergomi  
  E' in atto la catalogazione delle opere di Giacomo Bergomi  

  A Montichiari una mostra permanente, un documentario e un concerto dedicati a Giacomo Bergomi  
  Montichiari: la mostra e il documentario  

  Opere di dubbia autenticita' sul mercato bresciano  
  Il Gruppo Bergomi ha attivato procedure per il censimento dei dipinti e per contrastare la diffusione dei falsi e per promuovere lo studio della produzione del pittore.  

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