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ANTOLOGIA CRITICA DI GIACOMO BERGOMI

POLENTA E PIDOCCHI
Instancabile Bergomi nel recuperare alla memoria collettiva scene rurali: uomini, panorami, cose.

[...] Evocano, gli interni macchiati d’umidità, una civiltà di rude confidenza con la fatica cui un pittore della bassa, Giacomo Bergomi, che da sempre dedica i suoi colori a esaltare un mondo (e la commozione cede il passo a una protesta vibrata per la condizione di sudditanza alla miseria tuttora presente, purtroppo, in qualche area anche italiana) che sempre è stato chiamato a dare senza nulla ricevere.
A quelle tavole abbiamo lasciato spazio perché sia l’artista di Barco, frazione di Orzinuovi, a narrare il travaglio di generazioni che sui campi si sono macerate. E che oggi da noi vedono farsi rari gli epigoni mentre altrove ancora consumano una quotidianità di sacrificio. Come in Grecia e nell’America Latina, dove Bergomi è andato a ritrarle.
Occorrerebbe, qui, la prosa "padana" di Gianni Brera - un vocabolario attraverso il quale si risale a Gadda, una vampa di sentimenti interpretati con fedeltà estrema, una vivacità di immagini che puntualmente riflette il paesaggio nella mutevolezza che le stagioni gli impongono - che la macchina per scrivere utilizza con lo stesso entusiasmo che il "pais" Giacomo riserva ai propri pennelli. E al suo intuito di ricercatore, perché nella villetta di Collebeato - toponimo di fiabesca evanescenza -, dove dimora, ha raccolto migliaia di oggetti legati alla realtà della cascina di una volta: l’aratro ligneo, gli zoccoletti dei bambini, le trappole per gli uccelli destinati a insaporire la polenta.
Non è che Bergomi alla frequentazione di solai e cantine dove recupera frammenti di storia senza fastigi, sia approdato vocazionalmente. Vi è pervenuto come conseguenza di quel suo instancabile mettersi in giro per recuperare alla memoria collettiva scene rurali: uomini, panorami, cose. Molti dei quali tramontati per sempre in quel rapido (eppur lunghissimo rilevandolo con il calendario sconfessato dal "boom") volgere di tempo cui s’è fatto cenno.
Dall’indagine evocativa - il cui messaggio è in centinaia di opere collocate a ornamento di tante abitazioni - è poi risalito alla ricerca del tesoro di alacrità che per quegli uomini e per lo spazio nel quale si sono consumati è rappresentato da strumenti di uso ormai abbandonato e che persino contemplano, per gli scolaretti, borse per il trasporto dei libri sagomate con assi e, per chi era tanto povero da non possederne una ferrea, catene per il focolare intagliate in tronco durissimo.
Come pittore e come collezionista 'I Giacom si mantiene fedele alle sue origini: stanze immense che d’estate bruciavano e d’inverno non si potevano scampare dal gelo, stoviglie che non si compravano ma erano scavate con atavica pazienza, sacrifici inenarrabili perché a mezzogiorno la tavola fumasse di qualcosa.
Alcune vestigia sopravvivono, altre - le più numerose - sono state cancellate. Bergomi - protagonisti e scene sulle quali si muovevano - aiuta a ripossederle.
Il cielo, la terra, il miracolo delle stagioni non mutano. Cambiano le sovrastrutture del paesaggio perché lo vogliono le generazioni che si succedono. Ma l’anima resta quella, Bergomi docente. E come sanno gli uomini della bassa che lo slancio per intraprendere strade nuove traggono dal patrimonio proprio del loro ceppo. Il futuro, come giorno dopo giorno si impara, ha un cuore antico. Ignorarlo significa affrontare il domani senza aver riposto nella bisaccia un viatico di speranza.

DANILO TAMAGNINI
Da AA.VV., Bergomi, Polenta e pidocchi, Orzinuovi, Scuola Elementare, 29 agosto-5 settembre 1984. Catalogo.

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  A Montichiari una mostra permanente, un documentario e un concerto dedicati a Giacomo Bergomi  
  Montichiari: la mostra e il documentario  

  Opere di dubbia autenticita' sul mercato bresciano  
  Il Gruppo Bergomi ha attivato procedure per il censimento dei dipinti e per contrastare la diffusione dei falsi e per promuovere lo studio della produzione del pittore.  

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