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ANTOLOGIA CRITICA DI GIACOMO BERGOMI

GIACOMO BERGOMI: ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO
Il gemellaggio tra Bergomi e Olmi dell’"Albero degli zoccoli"

Le sale della Libreria Plaine ospitarono, nel 1960, un giovane pittore di Brescia, Giacomo Bergomi, portatore di una storia personale alla quale non ha ancora finito di aggiungere capitoli.
Bergomi si ripresenta infatti nello stesso luogo, con opere che sono espressione delle stesse ricerche, della stessa instancabile esplorazione: il suo paese della valle del Po, i contadini che l’abitano e dai quali egli proviene, e da cui dice ha attinto il suo nutrimento.
Le caratteristiche, i costumi, le usanze di questa regione italiana lo hanno a loro volta formato.
Ciascuno rende all’altro ciò che gli deve ed è senza dubbio questo che dà alla pittura di Bergomi il suo potere emotivo.
Quando parte all’ascolto dell’America del Sud è col pensiero di accostarsi a una realtà vicina alla sua: "C’è una cultura comune di tradizioni, di miseria, di modi di vita tra i contadini poveri di Brescia e i peones dell’America del Sud".
Per Bergomi, questo viaggio attraverso il tempo e lo spazio risponde alla necessità "di una ricerca contadina del tempo perduto".

L' albero degli zoccoli
Il pittore ha installato il suo cavalletto in uno scenario fatto apposta per rispondere al suo approccio spoglio di ogni intellettualismo.
È la vita quotidiana che egli traduce, come l’ha tradotta Olmi nell’indimenticabile "Albero degli zoccoli" a cui il visitatore della mostra, per poco che abbia visto il film, fa costantemente riferimento: le stesse povere case, dai materiali rugosi che si disgregano, lo stesso sguardo sulle stagioni e sui giorni, con i gesti quotidiani, per i lavori rituali, la stessa tenerezza per delineare la vita dei poveri nell’ambiente contadino dove tentano di sopravvivere.
Il pennello di Bergomi intriso "nel sangue che scorre nelle mie vene" indugia sulle vecchie porte dei granai e delle fattorie, scova un paio di zoccoli o di scarpe vecchie su gradini sconnessi, scopre la scodella del cane, la bicicletta posata contro il muro, segue l’ombra dei vecchi fabbricati esausti, traccia, talvolta comicamente, i muri dove il filo a piombo del muratore stato sviato. E il colore si mescola, riproduce ocra e verdi, il biondeggiare dei paesi disseccati dal sole, ma contornati dagli alberi per ritagliare i suoi zoccoli.

Il grido della maternità
Il registro cromatico si trasforma sotto i cieli sudamericani. I toni caldi si oppongono, vincitori, ai colori più freddi. Ma là, sono i visi che delinea il pittore, quelli di ragazzi che giocano e cantano al suono di un’armonica, quelli di adolescenti dagli occhi obliqui che sembrano cercare oltre lo spazio, o di una "maternità" molto bella il cui grido silenzioso sembra squarciare la tela. Pittura aneddotica, rassicurante, smanieranno i dogmatici dell’arte concettuale. Senza dubbio, ma questo grafismo talvolta imprudente, questo intento di adattarsi alla realtà e all’apparenza sono più che un gusto per il figurativo. Essi testimoniano il radicarsi di un uomo in una civiltà che domani si dileguerà come superata. Ma ancor più essi esprimono il difficilmente esprimibile: la solidarietà vissuta di un pittore verso quelli che non hanno né potere, né sapere.

M. DAMON BONNEFORD
Dalla stampa francese, 1 febbraio 1979.

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  Catalogazione delle opere di Giacomo Bergomi  
  E' in atto la catalogazione delle opere di Giacomo Bergomi  

  A Montichiari una mostra permanente, un documentario e un concerto dedicati a Giacomo Bergomi  
  Montichiari: la mostra e il documentario  

  Opere di dubbia autenticita' sul mercato bresciano  
  Il Gruppo Bergomi ha attivato procedure per il censimento dei dipinti e per contrastare la diffusione dei falsi e per promuovere lo studio della produzione del pittore.  

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