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ANTOLOGIA CRITICA DI GIACOMO BERGOMI

Le tante esperienze hanno influito sulla pittura di questo artista. I colori hanno conosciuto toni nuovi; il disegno si è fatto più sicuro. L ingegno innato, insomma, si è sviluppato nel migliore dei modi. Si può veramente dire che oggi Giacomo Bergomi sia entrato nella maturità dell'arte, una maturità che gli è costata molte crisi.
La sua tavolozza non conosce difficoltà cromatiche, come il suo segno sicuro non si arresta davanti a nessun soggetto. I quadri che mi ha mostrato nello studio - vive e lavora da anni a Brescia - suscitano interesse. Sono tutte opere diverse
per soggetto ed impostazione, ma perfette nel loro racconto. Come ad esempio la tela sulla quale è raffigurata una pentola sul fuoco: un quadro pregevole non solo per disegno e colore (certi grigi-viola; certi tocchi, quasi turchini, indefinibili), ma anche per taglio. Chi mai potrebbe pensare ad un soggetto del genere?
E che dire delle case della sua Barco? Case coperte dalla neve che danno un senso quasi scultoreo alla prospettiva. Un senso di prospettiva che si ritrova nei dipinti dei paesi della Grecia, ove Giacomo Bergomi è arrivato ricorrendo, dal sud, la luce calda e limpida del sole mediterraneo. Sono per lo più cupole di chiese bizantine, che si stagliano, bianche, sullo sfondo di preziosi colori bruciati, i tipici colori della terra secca che tirano al sanguigno. Paesaggi, questi, dai quali non si toglierebbe più l'occhio, tanto incantano ed appassionano.
Ma i quadri forse più toccanti di Giacomo Bergomi sono quelli di figure: donne, vecchi, cardinali.
Cominciò proprio a dipingere riprendendo gli uomini della Bassa bresciana nei loro atteggiamenti tipici: contadini al lavoro, pensionati con la pipa in bocca. Una umanità vicina a Giacomo Bergomi, per naturalezza di sentimento e di vita. E questi soggetti egli ancor oggi non li ha dimenticati, anche se i vecchi non sono più quelli sereni della Bassa bresciana, ma quelli scarni dei ricoveri.
Questi quadri dalle dimensioni enormi - «Non ho' mai voluto farli vedere prima. La gente difficilmente capisce», mi ha detto - esprimono un'angoscia kafkiana; un'angoscia che non è solamente l'angoscia di esistere. Queste tele contrastano stranamente con quelle piene di vita che raffigurano giovanette: volti di donna esotici, quasi tahitiani alla Gauguin, volti che esprimono tutto il desiderio di vivere. Ed è proprio in questi quadri, e specialmente nello studio anatomico dei nudi, ove balza evidente come l'istinto artistico si sia sviluppato. Perché queste forme hanno una loro solidità di costruzione, una loro realtà.
Dalla strage compiuta - Giacomo Bergomi ha bruciato molti suoi quadri, per dare, in polemica forse con certi suoi critici, un taglio al passato - si sono salvati due dipinti di cardinali. Sono volti pensosi, affilati dalle penitenze, che si stagliano su un prezioso fondo oro, chiusi nei loro simmetrici piviali.
Queste due tele, più di tutte le altre, mi sono rimaste impresse. E non tanto per il soggetto insolito, quanto perchè dimostrano l'inesauribile fantasia dell'artista. Il quale - ed è opportuno precisano - per dipingere, non ha bisogno nè dl critici nè di maestri, ma deve solamente attingere all'anima.

ATTILIO MAZZA
Luglio 1965 - Da 28 Studi di artisti bresciani, Editrice Squassina, Brescia 1966.

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  A Montichiari una mostra permanente, un documentario e un concerto dedicati a Giacomo Bergomi  
  Montichiari: la mostra e il documentario  

  Opere di dubbia autenticita' sul mercato bresciano  
  Il Gruppo Bergomi ha attivato procedure per il censimento dei dipinti e per contrastare la diffusione dei falsi e per promuovere lo studio della produzione del pittore.  

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